Berlusconi mette in trappola Salvini utilizzando la Casellati eletta con i voti del M5s al Senato

L’ex premier scommette su un mandato esplorativo alla presidente del Senato. Solo così tornerebbe protagonista in un «governissimo» guidato dal centrodestra. Il piano anti-Salvini fa leva su Alessandro Di Battista


Come gli alligatori sulla riva del grande fiume, Silvio Berlusconi attende che nelle fauci spalancate gli cada un esploratore.
Se la scelta del Colle premiasse (come lui si augura) Elisabetta Alberti Casellati, il leader di Forza Italia non vedrebbe in lei la presidente del Senato e nemmeno la seconda carica della Repubblica eletta perfino con i voti dei Cinque Stelle, bensì una sua fedelissima che non esita a dichiararsi tale nelle numerose esternazioni post-voto.
Certe sottigliezze agli occhi di Berlusconi poco importano: si sentirebbe destinatario di un mandato esplorativo per interposta persona che, in questa fase così incerta, avrebbe per lui un enorme valore strategico.
Per esempio, gli permetterebbe di verificare che Matteo Salvini non tiri qualche scherzetto, tipo accordarsi con Luigi Di Maio in un patto generazionale tra due giovani leader che per età, sommati insieme, non raggiungono i suoi anni.
Se a condurre le danze fosse qualcun altro, il Cavaliere resterebbe all’oscuro di tutte le manovre, salvo scoprire magari proprio alla fine di essere stato scaricato.
Ma l’uomo (dato politicamente per defunto con troppa precipitazione dopo il 4 marzo) ha fatto due conti, condivisi con pochi intimi. 
Berlusconi è sicuro in cuor suo che la forza delle cose non potrà portare a nomi diversi da Casellati.
Prima cinica previsione berlusconiana: né Salvini né tantomeno Di Maio vogliono essere messi alla prova. Se il Presidente li convocasse per conferire loro un pre-incarico, quelli lo vivrebbero non quale un onore ma come il dispetto di un professore pignolo che li interroga proprio quando sono impreparati.
In pratica, si sentirebbero lanciati allo sbaraglio, costretti a rinunciare, e Sergio Mattarella non è portato agli inutili spargimenti di sangue. Per cui via loro e avanti i presidenti delle due Camere: il Cavaliere scommette che uno dei due salirà al Quirinale per ricevere il berretto da esploratore.
Ma qualora il mandato toccasse a Roberto Fico, il suo amico-rivale Di Maio si butterebbe in un pozzo per disperazione; potrebbe venire frainteso, anche se non lo fosse, come un tentativo di destabilizzare la dirigenza grillina, rivelandosi controproducente.
Ecco dunque come mai Berlusconi, per esclusione, ritiene che in campo ci sia solo lei, Elisabetta.
E da vero Caimano già pregusta un boccone perfino più abbondante, cioè Salvini. Sul quale in privato sparge giudizi non proprio positivi, specie dopo le uscite di Matteo sulla Siria.
Il piano anti-Salvini fa leva su Alessandro Di Battista che, da peggior nemico, è diventato senza volere l’alleato più indispensabile.
Con i suoi anatemi, Dibba permette al Cav di scagliarne a sua volta, occhio per occhio veto per veto, e di silurare sistematicamente tutte le speranze di intesa tra M5S e Lega, in modo che alla fine resti all’Italia una sola possibilità: cioè il famoso governo istituzionale, del Presidente, di traghettamento, di tregua, indispensabile per non lasciare una sedia vuota nei vertici Ue e per passare quantomeno l’estate.
Altra soluzione cui lavora alacremente Gianni Letta, tornato di prepotenza in auge come certi fiumi carsici che sprofondano e poi invece rieccoli: un esecutivo col baricentro a destra (però guidato non da Salvini) che nei piani berlusconiani avrebbe il sostegno di parte Pd e, se non bastasse, di numerosi grillini.
** Addirittura pare certo che Berlusconi conservi un elenco di parlamentari pentastellati, in gran parte eletti nei collegi uninominali, che in base alle informazioni da lui raccolte sarebbero pronti a tutto, pur di scongiurare un voto-bis in ottobre.
La lista contiene 50 nomi, ed è tenuta sotto chiave in un cassetto di Arcore: nella sua testa saranno loro i nuovi «responsabili».
Avranno in cambio poltrone, e non dovranno più rinunciare a metà dello stipendio.
(fonte: Stampa Politica)

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